sabato 24 settembre 2011

Grandi colleghi, creativi, amici


Ogni testo che scrivo ha tanti autori. I libri che ho letto, i film che ho guardato, le canzoni che ho ascoltato, ma soprattutto i creativi che ho conosciuto, che mi hanno insegnato il mestiere, mi hanno dato preparazione, competenza, fiducia, piacere di fare questo lavoro.
Ecco quelli che sono nel mio cuore (e nel mio cervello).

John Comber, il primo e unico maestro, grande e sfortunato. Quando decise di andarsene, l’estate dopo andai in Irlanda del Nord a visitare un villaggio chiamato Comber, come una specie di pellegrinaggio alla memoria del mio maestro-amico. Qui scoprii che alla frontiera tra Eire e Northern Ireland i soldati britannici avevano il nerofumo in faccia e ti infilavano in macchina il mitra dal finestrino (e io che ero preoccupato per un palloncino dopo tutte le Guinness bevute). A Comber (County Down) nacque il costruttore del Titanic, anche qui un brutto destino.
Anni dopo ho lavorato con il figlio di John Comber, Peter, che da art si è pian piano trasformato in international worldwide manager (non so quanto l’abbia fatto volentieri): fare il copy insieme a lui era un piacere, reincarnava gli stimoli creativi che suo padre riusciva a darmi anche attraverso di lui.

Beppe Castelli, copy superpreciso, in confronto al quale mi sentivo sempre un poeta maledetto, stropicciato e ribelle.

Emiliano Miotti, che adesso fa l’art in una grande agenzia e che conobbi quando era un cucciolo di grafico un po’ impacciato ma già molto simpatico.

Cristiano Carriero, l’unico al mondo a fare contemporaneamente il copy, l’account e lo scrittore. Lo scrittore lo fa benissimo, così bene che tutto il resto è in ombra.

Carlo Simonetti, creativo impegnato ed esigente, sempre voglioso di scovare un’idea nobile e laboriosa, mentre io cercavo di cavarmela con un giochetto di parole.

Giorgio Seita, che ospita in sé  l’incredibile connubio di filosofo-copy, oltre alla piacevolezza di un animo puro accostato a un cervello purissimo. Mi mancano le birre che bevevamo insieme (e già il titolo di questo blog è un nostalgico omaggio ai beati anni '90 quando creavamo testi, serate, motti e vacanze).

Grazie a tutti, e non prendetemi per sentimentale o svenevole o sdolcinato: ho scritto queste righe perché vi voglio bene, e l’esperienza con John mi ha insegnato che è meglio dirlo alle persone quando sono ancora vive.

Nessun commento:

Posta un commento